Ritratto fotografico con soggetto nitido e sfondo sfocato, esempio di profondità di campo ridotta.

La profondità di campo: come ottenere uno sfondo sfocato

Introduzione

Ti è mai capitato di osservare una fotografia in cui il soggetto è perfettamente nitido, mentre tutto ciò che si trova alle sue spalle appare delicatamente sfocato?

È un effetto molto utilizzato nella fotografia di ritratto, ma anche nei servizi fotografici di matrimonio, maternità e famiglia. Permette di concentrare l’attenzione sul soggetto, separandolo visivamente dall’ambiente circostante.

Questo risultato dipende principalmente dalla profondità di campo, uno degli strumenti più interessanti che un fotografo ha a disposizione per dare carattere alle proprie immagini.

In questo articolo di Photoidea vedremo come funziona, quali fattori la influenzano e come ottenere uno sfondo piacevolmente sfocato, anche senza possedere attrezzature particolarmente costose.

Che cos’è la profondità di campo?

La profondità di campo è l’estensione della zona che appare sufficientemente nitida davanti e dietro al punto in cui abbiamo messo a fuoco.

Quando questa zona è ridotta, parliamo di profondità di campo ridotta: il soggetto può apparire nitido mentre lo sfondo risulta sfocato.

Quando invece la zona nitida è più estesa, parliamo di profondità di campo ampia: una parte maggiore della scena, dal primo piano allo sfondo, appare a fuoco.

Profondità di campo ridotta: il soggetto risalta sullo sfondo sfocato.
Profondità di campo più ampia: anche l’ambiente è maggiormente riconoscibile.

La profondità di campo non determina soltanto un risultato tecnico. È soprattutto una scelta espressiva: possiamo decidere di isolare una persona oppure raccontarla insieme al luogo in cui si trova.

1. Il diaframma: il primo elemento da conoscere

Il diaframma è uno dei principali strumenti per controllare la profondità di campo.

Come abbiamo spiegato nel nostro articolo dedicato all’esposizione fotografica, il diaframma è un’apertura regolabile all’interno dell’obiettivo, indicata attraverso valori come f/1.8, f/2.8, f/4, f/8 o f/11.

In generale:

  • Diaframma aperto, ad esempio f/1.8 o f/2.8: profondità di campo più ridotta.
  • Diaframma chiuso, ad esempio f/8 o f/11: profondità di campo più ampia.
Modificando l’apertura del diaframma possiamo influenzare sia la quantità di luce sia la profondità di campo.

Un esempio nella fotografia di ritratto

Immaginiamo di fotografare una persona in un parco.

Se utilizziamo un obiettivo a f/2.8, possiamo ottenere un ritratto con il volto nitido e gli alberi sullo sfondo trasformati in morbide macchie di colore.

Se invece chiudiamo il diaframma a f/8, mantenendo invariati gli altri fattori che influenzano la profondità di campo, una porzione maggiore dell’ambiente apparirà nitida.

Non esiste una scelta sempre migliore: dipende da ciò che vogliamo raccontare.

2. La distanza tra fotocamera e soggetto

Un secondo elemento fondamentale è la distanza dal soggetto.

Più ci avviciniamo al punto di messa a fuoco, più la profondità di campo tende a ridursi, a parità delle altre condizioni.

È un principio particolarmente evidente quando fotografiamo piccoli oggetti, dettagli o fiori.

Fotografando da vicino, anche con aperture non estreme, possiamo ottenere uno sfondo molto sfocato.

Pensiamo a una fotografia delle fedi nuziali, a un dettaglio dell’abito da sposa oppure alle piccole mani di un neonato.

Avvicinandoci al soggetto possiamo concentrare l’attenzione su quel particolare, lasciando che gli elementi circostanti diventino secondari.

Bisogna però prestare attenzione alla messa a fuoco: quando la profondità di campo è molto ridotta, anche un piccolo movimento può rendere meno nitida la parte che ci interessa.

3. La lunghezza focale dell’obiettivo

Anche la lunghezza focale influenza il modo in cui percepiamo lo sfocato.

Un obiettivo grandangolare, come un 24 mm, permette generalmente di includere una porzione ampia dell’ambiente.

Un teleobiettivo, come un 135 mm o un 180 mm, offre invece un’inquadratura più stretta e può rendere lo sfondo visivamente più morbido e meno riconoscibile.

Un’inquadratura ampia valorizza anche l’ambiente.
Un teleobiettivo può contribuire a uno sfondo più morbido.

È importante precisare che il risultato dipende anche dalla distanza di ripresa, dall’apertura utilizzata e dalle dimensioni del sensore. Cambiare focale e contemporaneamente spostarsi per mantenere la stessa inquadratura non produce gli stessi effetti di cambiare soltanto la focale.

Nella nostra esperienza fotografica, le focali medio-lunghe sono particolarmente interessanti per i ritratti perché permettono di lavorare con una prospettiva gradevole e di valorizzare il soggetto.

4. La distanza tra soggetto e sfondo

Questo è uno dei consigli più semplici, ma anche più efficaci.

Per ottenere uno sfondo sfocato non basta scegliere un diaframma aperto: è molto utile aumentare la distanza tra il soggetto e ciò che si trova dietro di lui.

Immaginiamo di fotografare una persona davanti a degli alberi.

Se la persona si trova molto vicina agli alberi, questi tenderanno ad essere più riconoscibili.

Se invece la facciamo avanzare di alcuni metri, mantenendo la messa a fuoco sul volto, lo sfondo potrà apparire decisamente più morbido.

Allontanare il soggetto dallo sfondo è uno dei modi più efficaci per ottenere un piacevole effetto sfocato.

Questo accorgimento è utile anche quando si utilizza un obiettivo che non dispone di aperture particolarmente ampie.

5. Che cos’è il bokeh?

Quando parliamo di sfondo sfocato incontriamo spesso il termine bokeh.

Questa parola, di origine giapponese, viene utilizzata per descrivere la qualità estetica delle zone fuori fuoco.

Non tutti gli sfondi sfocati, infatti, hanno lo stesso aspetto.

Alcuni risultano morbidi e uniformi; altri mostrano punti luminosi circolari, forme particolari o transizioni più evidenti.

I punti luminosi fuori fuoco possono creare forme e atmosfere particolarmente suggestive.

Il carattere del bokeh dipende dalla costruzione ottica dell’obiettivo, dalla forma del diaframma, dalla distanza degli elementi e dalle condizioni di illuminazione.

Nella fotografia di matrimonio, ad esempio, le piccole luci decorative presenti durante un ricevimento possono trasformarsi in suggestivi punti luminosi sullo sfondo.

Ma attenzione: uno sfondo molto sfocato non rende automaticamente migliore una fotografia. L’effetto deve valorizzare il soggetto, non diventare l’unico elemento interessante dell’immagine.

6. Quando conviene avere tutto a fuoco?

Finora abbiamo parlato soprattutto di come ottenere uno sfondo sfocato, ma esistono molte situazioni in cui una profondità di campo ampia è preferibile.

Pensiamo a una fotografia di gruppo durante un matrimonio, a una famiglia disposta su più file oppure a un paesaggio.

In questi casi, un diaframma più chiuso può aiutarci a mantenere nitidi più elementi della scena.

Nei ritratti di gruppo una profondità di campo adeguata aiuta a mantenere nitidi i volti delle persone disposte su piani differenti.

Naturalmente non basta impostare automaticamente f/8: bisogna considerare anche la distanza, la focale e la disposizione dei soggetti.

Per questo, prima di scattare, è importante osservare la scena e decidere quali elementi devono risultare nitidi.

7. Alcuni consigli pratici per ottenere uno sfondo sfocato

Se desideri sperimentare questo effetto con la tua fotocamera, puoi iniziare con alcune semplici impostazioni.

Situazione:Impostazione di partenza
Ritratto all’aperto85 mm, f/2.8
Dettaglio di un fiore70 mm, f/4
Ritratto ambientato50 mm, f/4
Fotografia di gruppo35 mm, f/5.6–f/8
Ritratto con teleobiettivo135 mm, f/2.8–f/4

Per iniziare, suggeriamo di utilizzare la modalità priorità di diaframma (A o Av).

In questa modalità scegliamo l’apertura desiderata, mentre la fotocamera regola il tempo di posa in base alla luce disponibile. È comunque importante controllare che il tempo non diventi troppo lento, soprattutto quando fotografiamo persone in movimento.

Un buon esercizio consiste nel fotografare lo stesso soggetto a f/2.8, f/5.6 e f/11, mantenendo invariati posizione, focale e distanza dello sfondo.

Confrontando le tre fotografie, la differenza sarà immediatamente evidente.

La profondità di campo come scelta creativa

Nella fotografia professionale la profondità di campo non è soltanto un’impostazione tecnica: è un modo per guidare lo sguardo di chi osserva.

Uno sfondo sfocato può mettere in risalto un’espressione, un sorriso, uno sguardo o un piccolo dettaglio.

Una profondità di campo più ampia, invece, può raccontare meglio il rapporto tra le persone e l’ambiente in cui si trovano.

Nel nostro lavoro di fotografi cerchiamo di scegliere di volta in volta la soluzione più adatta, perché ogni fotografia ha una storia diversa da raccontare.

La tecnica ci offre gli strumenti, ma è la sensibilità del fotografo a decidere come utilizzarli.

Per chi desidera approfondire: L’Obiettivo dell’Anima

Gli argomenti affrontati in questo articolo fanno parte del percorso che proponiamo anche nel nostro libro L’Obiettivo dell’Anima, scritto da Milena e Daniel di Photoidea.

Un viaggio attraverso la storia della fotografia, il funzionamento delle fotocamere, le impostazioni fondamentali, la luce e le tecniche creative, pensato per chi desidera approfondire questa passione.

SCOPRI IL LIBRO SU AMAZON

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *